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“E se poi non mi piaccio?” – La paura più grande davanti all’obiettivo

12 Maggio 2025

Capita spesso.
Anzi, quasi sempre.

Quando una coppia mi scrive per prenotare il servizio pre-wedding, la prima a sollevare dubbi è lei.
“Non sono fotogenica.”
“Ho paura di non piacermi.”
“Mi vergogno.”
Dietro queste frasi, che sembrano piccole, si nasconde qualcosa di più grande: il timore di essere guardata. E di non riconoscersi.

La fotografia non è solo un’immagine: è uno specchio

Farsi fotografare non è un atto superficiale.
È un atto di coraggio.
Vuol dire lasciarsi vedere. Vuol dire mostrarsi vulnerabili.
E questo può generare un senso di disagio, specialmente se si è abituati a nascondere insicurezze dietro pose rigide o sorrisi forzati.

Veronica, ad esempio, aveva paura.
Temeva di non piacersi, di vedersi goffa, sbagliata, “troppo vera”.
Eppure, le sue parole dopo il servizio sono state:
“Mi piaccio in tutte le foto. Che stregoneria hai fatto?”

La verità? Nessuna stregoneria. Solo il mio metodo.

Quello che chiamo “Zero Stress da Posa” non è una tecnica, è un atteggiamento.
Un approccio che parte da una premessa semplice: non siete voi a dovervi adattare alla fotografia. È la fotografia a doversi adattare a voi.

Nel concreto, cosa significa?

  1. Prima di tutto, ascolto.
    Voglio capire chi siete, come vi sentite, che rapporto avete con la vostra immagine.
    Nessun servizio inizia con uno scatto: inizia con un dialogo.
  2. Creo un ambiente protetto.
    Non vi chiedo di “posare”.
    Vi chiedo di vivere. Di guardarvi, toccarvi, muovervi come fareste da soli.
    Io ci sono, ma con discrezione. Vi seguo, vi osservo, ma non vi dirigo.
  3. Lascio spazio all’imperfezione.
    Perché è lì che accade la magia.
    Nei capelli spettinati dal vento. In un abbraccio sbilenco. In uno sguardo sfuggente.
    In ciò che sfugge al controllo e diventa verità.

Quando ti affidi, succede qualcosa

Veronica, come tante altre donne, non aveva bisogno di essere trasformata.
Aveva solo bisogno di essere vista con amore.
E nel momento in cui ha lasciato andare il controllo, ha iniziato a riconoscersi.
Non solo a piacersi: a rivedersi.
A dirsi: “sono proprio io, e mi piaccio così.”


Conclusione

Se anche tu hai paura di non piacerti in foto, sappi che non sei sola.
Ma sappi anche che esiste un modo diverso. Un modo in cui l’obiettivo non ti giudica, ma ti accoglie.
Un modo in cui la fotografia diventa uno spazio di libertà.

Io sono qui per accompagnarti. Con rispetto, con empatia, con verità.

Vuoi saperne di più sul mio approccio? Scrivimi. Sarò felice di conoscerti, prima ancora di fotografarti.

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