
Quando la fotografia diventa incontro
Il potere della condivisione: un gruppo di fotografi messinesi si incontrano per uno scambio profondo su tendenze, strategie, stili nuovi.
Tutto ha avuto inizio con una proposta semplice, quasi sussurrata, ma carica di possibilità.
Un mio caro amico fotografo, che stimo e ammiro profondamente, Massimo Russo, mi ha proposto di creare un piccolo gruppo di lavoro qui, nel mio studio fotografico a Messina. L’idea era quella di aprire uno spazio di confronto autentico: un luogo in cui fermarsi, guardarsi negli occhi, condividere visioni, dubbi, esperienze. Un viaggio, prima ancora che un workshop.
Massimo è uno di quei fotografi rari che riescono a tenere insieme due qualità che raramente convivono: uno sguardo estremamente lucido e un cuore profondamente aperto. Il suo modo di osservare il mondo è delicato ma penetrante, capace di raccontare la realtà quotidiana attraverso prospettive nuove, spesso invisibili a uno sguardo distratto.
Quando mi ha coinvolta in questo progetto ho provato subito un senso di gratitudine profonda. Sentivo che stava nascendo qualcosa di importante. Così ci siamo messi al lavoro.
Insieme abbiamo scelto con cura le persone da coinvolgere. Non cercavamo semplicemente fotografi bravi. Cercavamo persone: entusiaste, generose, disposte a mettersi in discussione, con un animo aperto e il desiderio sincero di condividere.
L’idea era quella di riunire artisti capaci di comprendere il valore di un’esperienza simile, pronti ad assorbirne le sfumature e ad aprirsi a nuovi orizzonti creativi.
Il 12 e 13 marzo il mio studio, in Via Francesco Crispi 4 a Messina, si è trasformato in un piccolo laboratorio di visioni.
Accanto al maestro Russo si sono riuniti otto fotografi e videomaker messinesi:
Cristina Insinga, Giuseppe Contarini, Franca Calderone, Graziella Cassalia, Ezio Cosenza, Marco Virzì, Andrea Paguni e Stefania Giuffrida. Otto percorsi differenti. Otto sensibilità diverse. Specializzazioni, esperienze e attitudini personali molto variegate.
Eppure qualcosa ci accomunava tutti: Il desiderio di crescere, la necessità di respirare aria nuova.
La ricerca di una linfa vitale in un momento storico in cui, troppo spesso, il rumore del mondo finisce per confondere le nostre direzioni interiori.
Viviamo immersi in un flusso continuo di immagini, stimoli, aspettative. In questo caos diventa facile perdere il contatto con ciò che siamo davvero. Con il motivo profondo per cui abbiamo iniziato a fotografare.
Durante quei due giorni Massimo ha condiviso con noi il suo percorso personale con grande onestà.
Attraverso il racconto della sua esperienza ha messo in luce anche le trappole silenziose che spesso attendono chi sceglie un percorso artistico: la paura del giudizio, la timidezza, la tentazione di restare immobili dentro la propria comfort zone.
Ascoltarlo è stato come aprire una finestra. In ognuno di noi si è riaccesa una domanda fondamentale:
quanto siamo davvero disposti a metterci in gioco?
Massimo ci ha invitato a prendere pieno controllo del nostro processo creativo. Non lasciare che il caso o l’abitudine decidano per noi. Assumerci la responsabilità delle nostre immagini, delle nostre scelte, del nostro sguardo sul mondo.
L’entusiasmo che si è generato durante questo incontro è stato così forte che ci siamo ripromessi di continuare a coltivare questo spazio di confronto. Non come un evento isolato, ma come un nutrimento costante per il nostro mondo artistico.
Il secondo giorno del workshop abbiamo portato tutto questo fuori dallo studio. Davanti al mare di Messina, lungo la passeggiata proprio di fronte al mio studio, abbiamo realizzato una sessione fotografica coinvolgendo una coppia di sposi della stagione 2026.
In quel momento la teoria si è trasformata in pratica. Massimo ci ha mostrato il suo modo di entrare in relazione con le persone davanti all’obiettivo. Un approccio che non lascia nulla al caso, ma che allo stesso tempo non impone mai una performance.
La fotografia, in quel contesto, diventava una forma di direzione creativa gentile. Una costruzione consapevole dell’immagine, dove l’artista guida il racconto senza mai tradire l’autenticità delle persone che ha davanti.
Esiste un equilibrio molto sottile in questo processo: da una parte ciò che il soggetto è disposto a concedere, dall’altra ciò che l’artista riesce a far emergere.
Tutto accade attraverso delicatezza, rispetto, ascolto. Attraverso l’amore per le persone e per le loro storie.
Alla fine di questa esperienza mi sono ritrovata con una consapevolezza ancora più chiara.
Conoscersi è fondamentale. Capire cosa ci fa stare bene, quali sono i luoghi interiori in cui la nostra creatività respira davvero.
Solo così possiamo trovare la nostra dimensione artistica, lontano dagli schemi più facili, dalle formule già pronte, dalla paura di essere giudicati o dalla timidezza che spesso frena le nostre intuizioni più autentiche.
Porto con me una gratitudine profonda.
Grazie ai miei amici e colleghi che hanno accettato con entusiasmo di alimentare di bellezza questo incontro.
E grazie al mio prezioso amico Massimo Russo, che con grande generosità ha condiviso con noi non solo il suo metodo di lavoro, ma anche i retroscena più intimi della sua immensa anima di artista.
Ed ecco alcune delle mie foto e della mia assistente Stefania:










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