Questo ragazzo del Viale Moncada…

Ma chi è? Chi è Joshua? Ricordo che quand’era bambino si vergognava a dire il suo nome perché gli altri bambini non lo sapevano pronunciare. Addirittura, una bimba una volta decise di ribattezzarlo e cominciò a chiamarlo “Teodor”. Lui non era contento ma non diceva niente perché il tacito patto funzionava: lei non doveva sentirsi in imbarazzo per non saper pronunciare il suo nome, evitando a sua volta di mettere a disagio lui. Soprattutto per scongiurare quello storpiamento dei nomi che era in voga in quegli anni a Librino: tutti i bimbi avevano nomi stranieri; Michael diventava “Maico”, Kevin “Chevinn” e così via. Di certo chi è catanese capisce cosa intendo.

Ma il nome “Joshua” in realtà era stato scelto con cura e scaturiva da lunghe riflessioni e ricerche in famiglia. Il nome non doveva essere banale, doveva mettere d’accordo tutti e avere un significato “alto”; Un bel giorno papà portò a casa un libro di nomi antichi e venne fuori che “Joshua” era il corrispettivo inglese di “Yeshu’a”, il nome di Gesù in aramaico. Fummo tutti attratti da questa percezione di benedizione celeste e decidemmo che era fatta! Nessuna esitazione: Joshua, si chiamerà Joshua.

Joshua nasce l’8 Luglio del 1998. Io avevo 13 anni all’epoca. Non dimenticherò mai quella data, di sicuro, perché la nascita di Jò avvenne in circostanze difficili, in cui mamma rischiò la sua vita e quella del piccolo, ma soprattutto non dimenticherò mai cosa ha significato per me l’arrivo di questo fratellino.

La mia cara nonna Maria era morta da qualche mese. Fu il mio primo appuntamento con la morte e fu sconvolgente. Lei era una creatura buona e dolce e se la morte le aveva fatto questo allora non c’era scampo per nessuno. Mi ero convinta che tutti dovevamo morire, entrai in un cupo stato d’animo e in profondo conflitto interiore.

Quando mamma mi disse che aspettava un bimbo, di colpo la morte fu travolta dalla vita e ogni cosa riacquistò un senso. La gioia di quell’istante fu immensa. Joshua riportava la vita in un momento di lutto.

Lui è sempre stato un bambino speciale. Ha portato la luce con sé ed ha illuminato tutti i giorni della mia vita. Quando era ancora piccolissimo sapeva già insegnarmi tanto e prendersi cura di me. Chi lo ha conosciuto fin da bambino infatti non si meraviglia di quanto lui stia seminando e raccogliendo.

Lui è stato l’unico di noi fratelli ad essere nato a Librino. Noi ci siamo trasferiti quando eravamo piccoli. Dall’innevata ed incantata cittadina di Camporotondo ci siam trovati di colpo catapultati in una lugubre paludosa distesa di fango e agglomerati di cemento; correvano gli anni 90’ e Librino sembrava essere quel che rimaneva di una città dopo i bombardamenti. Palazzoni grigi ed informi, tanta creta, nessun negozio, strade inesistenti, scuole come baracche. Non potevamo scendere in cortile a giocare se non in rare occasioni con la supervisione di qualche adulto perché era pericoloso. Dovevamo stare attenti alle nostre amicizie, a chi dare ascolto, con chi uscire. Fu per questo che i miei decisero che Joshua doveva andare a scuola fuori dal quartiere e così, dopo le scuole elementari, continuò il suo percorso di formazione nel centro di Catania.

È strano. Lui è stato l’unico di noi fratelli ad aver l’opportunità di distaccarsi completamente dal quartiere, eppure è stato l’unico a non volerlo ignorare. Io sono scappata presto, a 22 anni mi sono sposata e ho lasciato per sempre quel grigio mondo alle mie spalle. Lui invece ha voluto conoscere e capire, raccontare, riflettere su cosa sia quella fitta nebbia di paura e silenzio che avvolge Librino. Ma cosa più notevole, che si evince chiaramente dal suo corto “Cetti voti”, ne ha visto e dipinto tratti a noi sconosciuti, scorgendovi una bellezza che noi non vediamo ed è stato in grado di farcela notare. Il suo inno d’amore schietto ed immediato, umile ma intenso, ci invita a non chiudere gli occhi anche se “cetti voti” non troviamo le parole, il coraggio, la forza che ci vuole. Ecco, questo qui è Joshua, a cui ieri è stato consegnato Il “Premio Globus – Via dei Corti per la Valorizzazione del Territorio”, per aver realizzato il cortometraggio che nel 2018 ha meglio valorizzato il territorio siciliano.


Juna

Mi chiamo VALENTINA PELLITTERI e sono un’appassionata fotografa. Dopo dieci lunghi anni di carriera come grafico e designer di scrapbooking digitale mi sono dedicata alla pubblicità e all'editoria. Denominatore comune è sempre la FOTOGRAFIA: mossa da una grande passione per la comunicazione, ho esplorato diversi mondi dell’immagine per poi realizzare il grande sogno di un nuovo brand fotografico locale nel 2017: JUNA PHOTOGRAPHY.

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