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18 Agosto 2018

I luoghi cominciano ad esistere quando li facciamo nostri. Non basta che siano li’ dove sono affinché il mondo prenda coscienza di essi. Bisogna che qualcuno ne disegni i contorni. Le fotografie dei “luoghi” (non mi riferisco alla fotografia paesaggistica e/o naturalistica) raccontano di noi stessi più di quanto possiamo immaginare. Il modo in cui ci sentiamo immersi dentro essi, il modo in cui essi stessi ci entrano nelle ossa, i colori che vediamo e quelli che ignoriamo, l’angolo dal quale facciamo diramare la nostra forza di osservazione, il punto in cui poniamo noi stessi all’interno di quel posto. Sono tutti elementi che confessano sfaccettature della nostra individualità; 

Qualche giorno fa ho portato mio fratello Joshua a fare una passeggiata a Ganzirri. Per lui era un posto nuovo, a differenza mia. Eppure adesso che avevo portato con me la macchina fotografica, mi ero data licenza di fare tabula rasa dei miei ricordi connessi a quel posto, di poterlo ridipingere, come se quella fosse la prima volta anche per me. Attraverso la mia lente si aziona un meccanismo di esplorazione, non di quello che c’è attorno a me, ma di quello che ho dentro. Per quanto assurdo possa sembrare, è dentro il mio stesso mondo che scruto, pur servendomi di uno strumento che attinge dalla realtà tutta intorno.

Adesso finalmente mi accorgo di certi oggetti e monumenti che prima avevo ignorato. E se li ho notati è perché hanno toccato alcune corde del mio cuore. In quelle foto risiedono emozioni inconsapevoli: ad ogni “click” corrisponde un suono emotivo interiore; Succede che c’è qualcosa che mi scuote, come quando un dito pigia soavemente il tasto di un pianoforte.

Ed ecco apparire sgargianti colori di terra, ruggine, mare. Nuvole che spezzano con passione la perpetua linea blu dell’orizzonte. Le barchette dei pescatori locali, che dormono stanche sulla riva, parlano senza fiatare e raccontano di folklore e antiche storie di uomini. Mi sento dentro questi profumi, sono miei, riesco a toccarli. Non appaio nelle foto ma è di me che sto parlando. Non vedrete mai il mio viso ma, queste foto non sono poi cosi’ dissimili dai miei ritratti.


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