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Direttore della fotografia del corto di Alessandro Genitori

29 Gennaio 2021

Quando Alessandro Genitori mi ha parlato per la prima volta del cortometraggio ho sentito nelle sue parole una miriade di emozioni vibrare.

Quello che amo nelle persone è quando sono percosse da entusiasmo. L’entusiasmo è contagioso; è quella carica positiva che ti mette il turbo e ti spinge all’azione. Oggi come oggi trovare qualcuno che si entusiasmi per qualcosa non è affatto scontato. E quell’emozione di Alessandro, mentre mi parlava delle sue idee, mi ha davvero catturata. Passo dopo passo, insieme abbiamo trasformato in realtà quelle prime impressioni che scorrevano come fiumi. 

Lavorare in piena “zona rossa”

Eravamo in piena zona rossa, la città chiusa, l’umore generale era di inquietudine e tristezza. Eppure io e Alessandro, insieme agli altri ragazzi del team, avevamo la fortuna e la gioia di star lavorando a qualcosa di unico e soprattutto “nostro”. Poter stare insieme (seppur con il distanziamento e le mascherine) in un momento come quello ha conferito all’intera esperienza un sapore particolare. Era il sapore della gratitudine. Per avere la possibilità di essere felici, di lavorare, di condividere. Perché forse la “condivisione” è il bene più prezioso che ci è stato tolto in questo ultimo anno.

Il nostro meglio

Il titolo del cortometraggio “Il nostro meglio” descrive perfettamente lo spirito con cui abbiamo affrontato l’intera produzione. Ciascuno ha dato il proprio meglio (molti di noi erano alla prima esperienza) e lo abbiamo fatto spinti gli uni dagli altri, come si farebbe in una grande famiglia.

Alessandro mi ha voluta come “direttore della fotografia” (DOP) e “aiuto regia”. Mettere in campo le mie conoscenze e abilità di fotografo per il corto è stato davvero stimolante e divertente. Inoltre grazie ad Alessandro mi sono misurata per la prima volta in qualcosa di totalmente nuovo e farlo mi ha arricchito sia dal punto di vista professionale che umano.

Qualche cenno sul nostro cortometraggio

Nell’ultimo anno ciò che ciascuno di noi ha vissuto è stato un conflitto interiore tra la voglia di continuare a vivere “la normalità” e l’esigenza di metterla in stand-by per scendere in campo e aiutare la comunità a sostenere il peso dei disagi. La protagonista di questa micro-storia ci racconta questo suo conflitto. Ci racconta nello specifico il suo modo di viverlo con pace, con decisione, senza alcun tormento. Si ritaglia alcuni momenti di spensieratezza e custodisce la sua umanità  a piccole dosi, ritrovando se stessa tra le pieghe di una giornata che la chiama ad essere forte, pronta, decisiva.

La normalità che si insinua nel disagio, dunque, affinché non ci smarriamo e conserviamo il cuore e l’anima che ci servono poi, non solo per riprendere a vivere quando tutto questo sarà finito, ma anche e soprattutto nel campo di guerra stesso, li’ dove altre anime ci chiedono aiuto e la nostra energia altruista può davvero salvarle.

Il video di backstage

Sono felice di condividere con voi alcune riprese di backstage che ho simpaticamente montato per voi. Credo che aldilà di tante parole potrete rendervi conto di quanto vi ho detto prima attraverso queste immagini.

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