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GRAZIE!

Questo è un post diverso dal solito. Perché ogni tanto bisogna fermarsi e riflettere. Cerco sempre di concedermi del tempo per tirare le conclusioni. Questo perché ritengo di dover sempre cogliere il buono di ogni esperienza e farne tesoro. Perciò devo pure poterla analizzare e capire cosa mi ha insegnato. Se non ci concediamo il tempo della riflessione rischiamo di non elaborare nulla e di vanificare ogni sforzo. Ma c’è sempre il rischio di farsi sopraffare dalla frenetica esigenza di stare al passo con il calendario quotidiano: quelle infinite “to-do lists” che ci accingiamo a spuntare, stanchi, a volte piegati. Sempre tutto di corsa, perché il tempo è denaro, perché ci governa la logica della massima resa con la minima spesa. E a volte cadiamo nella trappola, perché dobbiamo sopravvivere e ci pare di venire schiacciati se non ci adeguiamo alle regole del gioco.

Ma quant’è bello però quando possiamo trovare un modo per sfuggire alle logiche di sistema e concederci un momento tutto nostro per “riflettere”. 

Come in questo momento, che sento dentro l’esigenza di fare un lungo respiro, dopo un’estate stranissima, dove sembrava che bisognava fare tutto quello che avresti voluto fare nell’intera vita prima che l’ombra del COVID ci riportasse tutti nell’oscurità. 

Ed ecco dove mi porta la mia riflessione. Penso tutti noi siamo soggetti ad una lenta e mortificante anestesia delle emozioni. Come evitarlo?

Ogni giorno mio marito accende la TV ed io, ogni giorno, solo al suono di quei deformi personaggi parlanti e non dicenti, mi sento mortificata. Si, parlanti e non dicenti, perché parlano parlano parlano ma non dicono NIENTE. O meglio, dicono sempre le stesse cose e il risultato è svuotare di significato tutto quanto. Siamo giunti ad un momento in cui il silenzio è apprezzato proprio per la sua altissima valenza di verità. Il silenzio è cosi’ raro oggigiorno. Ma quante cose può rivelare il silenzio? E soprattutto, quanta dignità c’è dietro un meraviglioso momento di silenzio? In TV tutti si ergono a paladini della verità universale. Ciascuno dice la sua giornaliera ed elaborata  sciocchezza sul COVID, dettando di fatto lo stato d’umore generale di tutta la popolazione.

Io non ce la posso fare a stare a sentire tutto il sacrosanto giorno parlare di COVID, di contagiati e morti. E non perché sottovaluto il problema o perché me ne disinteresso. Ma perché mi accorgo di quanto il monopolio dell’argomento sulla mia giornata mi condizioni in tutto. Di quanto mi deprima dentro, nonostante io sia una positiva incallita. Di quanto mi stanchi e mi privi di energie. Di quanto mi annerisca, nonostante io mi nutra di luce.

Insomma la mia riflessione di oggi è che voglio invertire la rotta e non farmi oscurare, né tanto meno farmi anestetizzare le emozioni. Voglio continuare a sorprendermi. Sempre con occhi nuovi, tutte le volte in cui vado a fare un servizio nuovo e a conoscere nuove splendide vite. Voglio continuare a sentire quel brivido e vedere la pelle d’oca sulle mie braccia quando le vibrazioni della gente che fotografo mi arrivano dolcemente sul viso come un vento che ami accarezza piano.

Non voglio fare il mio lavoro come un’automa. Non voglio smettere di meravigliarmi solo perché ho visto tanti matrimoni, tante belle ragazze, tanti concerti o tanti neonati, abbracci e baci e via discorrendo. Voglio continuare a viverli con intensità come fossero il primo matrimonio, la prima volta ad un concerto, il primo neonato in braccio. E capisco che per farlo devo concedermi il momento della riflessione. 

Devo FERMARMI e respirare. Pensare a quello che ho fatto. Lasciare che i ricordi alimentino le mie emozioni. Fermarmi un attimo. Capire quant’è straordinaria ogni opportunità. Non dimenticare quanto speciale sia poter entrare nella vita di qualcuno. Fermarmi. Domandarmi cosa mi è rimasto e cosa ho dato a mia volta.

Ecco qual è il senso di questa mia riflessione di oggi: non facciamoci anestetizzare le emozioni, sfuggiamo al controllo sistemico delle nostre vite, troviamo il tempo per riflettere su ciò che facciamo. E siamo grati a chi ci ha fatto posto nel loro cuore. 

Io personalmente, cerco di trovare il positivo anche in questa “seconda ondata” e la uso per concedermi il tempo di riflettere, appunto. Dal momento che agogniamo “una pausa” praticamente SEMPRE, forse adesso questo momento “LENTISSIMO” può essere l’occasione che aspettavamo per “prendercela”, quella pausa. Fare finalmente quel corso che ho rimandato a lungo, rispolverare vecchie foto, fare considerazioni importanti sul futuro.

E soprattutto… trovare il tempo di ringraziare tante persone che negli ultimi mesi hanno arricchito la mia vita di qualcosa che conserverò gelosamente nel cuore PER SEMPRE:

  • Filippo Morabito, mio amico, collega e fratello di sempre. La persona che più ha creduto in me in assoluto e che mi ha affiancato in ogni momento della mia crescita, anche e soprattutto in quelli più bui.
  • Mariano Tropea e Peppe Lupò, due colleghi splendidi con cui ho condiviso momenti esilaranti e unici (cantate a squarciagola in auto, barzellette di Peppe Castiglia eccetera) ma soprattutto due carissimi amici che mi hanno fatto sentire parte della squadra non solo come fotografo, ma specialmente come persona. E questo vale più di tutto.
  • La mia principessa Sophy, con la quale ho arricchito la mia estate di momenti UNICI: all’avventura, esplorando la Sicilia in lungo e largo. E poi quella vacanza a Cefalù INDIMENTICABILE.
  • Alle mie amiche “patate” che, a lock-down terminato, si sono inventate di festeggiare il compleanno di tutte quelle che avevano fatto gli anni durante la quarantena generalizzata; che emozione spegnere le candeline dei miei 35 anni in questo modo… un momento dal valore gigantesco: GRAZIE.
  • A tutto l’entourage di Mare festival Salina, per i momenti meravigliosi vissuti nell’isola e per avermi davvero riempita di affetto in modi che nemmeno pensavo possibili;
  • Patrizia Casale che ho imparato a voler un bene enorme, per la sua temperanza, i suoi mille talenti, la sua determinazione e per avermi spinto a fare e dare sempre di più, per aver creduto nelle mie capacità e avermi voluta a suo fianco più e più volte.
  • A tutti gli sposi che ci hanno scelto.
  • A tutte le mie amiche di sempre che nonostante i miei cambi d’umore sono rimaste li’ ad aspettare che la tempesta finisse, per prendermi per mano: Sara Bozzoni, Veronica Girolamo.
  • Agli amici del BOX: mi mancate tanto.
  • A tutta la mia famiglia.
  • A mio marito, che amo infinitamente e che mi sopporta e supporta nonostante tutto.

Juna

Mi chiamo VALENTINA PELLITTERI e sono un’appassionata fotografa. Dopo dieci lunghi anni di carriera come grafico e designer di scrapbooking digitale mi sono dedicata alla pubblicità e all'editoria. Denominatore comune è sempre la FOTOGRAFIA: mossa da una grande passione per la comunicazione, ho esplorato diversi mondi dell’immagine per poi realizzare il grande sogno di un nuovo brand fotografico locale nel 2017: JUNA PHOTOGRAPHY.

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